MODI DI DIRE, PROVERBI, FILASTROCCHE:

Questa sezione è stata realizzata grazie a Gerardo Rosci!!!

A Casteglio ci stao le pronche, fao le feste longhe longhe; co patate e facioitti, fao le feste i Castellitti.

Filastrocca scherzosa e campanilistica nei confronti degli abitanti di Castellaffiume: A Castellafiume ci sono le prugne e fanno le feste molto lunghe; i Castellitti fanno le feste con patate e fagiolini.

A chi sputa pe ll’aria ci recasca ‘n capo.

A chi sputa verso il cielo, gli ricade sulla testa.

A cuo mpuzùni.

Piegato in avanti con il sedere in fuori.

A ji peggio cani la méglio lèstra.

Ai peggiori cani il giaciglio migliore; avere un privilegio immeritato.

A jó tristo ci s'ha da fa ó canistro.

Al tristo devi fargli il cesto = al malvagio devi fargli un cesto di  regali per tenertelo buono.

A maggio se recontano le pecore.

Alla fine si faranno sempre i conti.

A ogni tristo zappatore, la sua zappa è la peggiore.

Chi non ha voglia di lavorare trova sempre mille pretesti.

A pezzuco a pezzuco sazzecca a jo pajaro!

Un piolo dopo l'altro si sale sul fienile!

A ti te refeta pure la jatta.

A te fa le uova anche  la gatta; hai una fortuna sfacciata.

A ti te sse nne refùe!!

È’ una cosa che non va bene per te; è troppo bella per te, per tanto cercherà di fuggire via da te. E’ un’espressione tipica della geniale inventiva cappadociana.

A ti te sse po’ comprà chi ‘n te conosce.

Ti può dare fiducia chi non ti conosce.

Acqua e foco Dio ci dia loco.

Acqua  e  fuoco, che  Dio  li controlli.

Addimà è la Cannelora, tutti i préti vao alla mola, co 'no pézzo de cannela, tutta la chirica ci sse pela.

Domani è la Candelora, tutti i preti vanno al mulino, con un pezzo di candela, tutta la chierica gli si pela.

Alla Rocca ci piove e ci fiocca e de bon témpo ci tira vénto.

Riferito a Roccacerro.

Bejo, oppure beglio varzitto

Bel bambino

Boscìa  m’ao  fatto  e  boscìa te refaccio.

Bugia mi hanno detto e bugia ti ridico; riferisco quanto mi è stato detto.

Cappadociani e pàssari, addó i ‘ncuntri spàraci e làssai (assolutamente senza offesa per gli amici di Cappadocia).

Cappadociani e passeri, quando li incontri sparali e lasciali là.La rivalità tra i petrellani ed i cappadociani è stata sempre molto forte; quando gruppi di ragazzi  dei due paesi si incontravano, spesso finivano con il prendersi a sassate lanciandosi reciproche pesanti battute.

Che te ngènne!?

Che ti fa male? Che c'è? Che ti serve?

Chi cagna la via vecchia pe’ la nova quanti malanni vò tanti ne trova.

Chi  conosce una  strada e ne vuol provare una nuova, trova solo un sacco di guai.

Chi non la pò vénce la mpatta.

Chi non la  può vincere, la  pareggia.

Chi capa capa, capatura piglia.

Chi sceglie troppo finisce col prendere gli scarti.

Chi fa jo fascio se jó ncòlla.

Ognuno è responsabile delle proprie azioni.

Chi moglie non ha, moglie manténa.

Chi non ha moglie, ne  mantiene una.

Chi nasce tunno non po’ morì quadro.

Chi nasce tondo non può morire quadrato.

Chi ‘on tè la casa se lla trova.

Quand’è  brutto  tempo bisogna cercarsi un riparo.

Chi parla mpizzo se casca.

Chi vuol parlare con ricercatezza può dire degli sfondoni.

Chi pecora se fà jo upe se lla magna.

Chi  si fa pecora, il lupo se  lo  mangia. 

Chi più sporca la fà diventa Priore.

Chi è più compromesso fa sempre carriera.

Chi s’è scoscìto?

Chi ha  scoreggiato?

Chi va a dormì  co  ji  varzitti la mmatina se retrova smerdato.

Chi va a dormire con i bambini al mattino si ritrova sporco di cacca.

Chi va co jo cióppo se mpara a cioppecà.

Chi va con lo zoppo impara a zoppicare. 

Chiamà San Dominico preima de vedé la serpa.

Raccomandarsi a San Domenico (protettore contro i morsi di serpenti e vipere) prima di vedere il serpente = fasciarsi la testa prima di essersela rotta.

Ci nne de' no sacco e na sporta.

Gliene dette proprio tante.

Ci pò sta bene la campana a jo porco?

Non si puo’  far  indossare  una  cosa  fine e  bella a  un  buzzurro.

Ci sse nne revenerìa da mète.

Abbandonerebbe la mietitura ( per poter gustare qualcosa che desidera ardentemente).

Cielo a pecorélle, acqua a callarelle.

Cielo a pecorelle acqua a catinelle.

Ci nne so di’tte quattro.

Gliene ho dette quattro.

Co quesso 'n ci sse va alla mola.

Quelle cose non sono sufficienti; Letterale: con codesto (poco grano) non si può andare al mulino.

Co ‘sto scuro ‘n ci se scèrne manco a biastimà.

Con questo buio non ci si vede neppure a bestemmiare (non si vede nulla).

Cucule a pennareglio, a quant'anni metto j'aneglio? Cucule a penna d'oro, fra quant'anni I me moro?

La risposta la dava il cuculo … con il numero dei cuccù.

Da ‘na vacca simo raccapezzato ‘no córno.

Da una vacca abbiamo  recuperato un corno.

Damme pète.

Tienimi il piede per salire a cavallo

Dio fa le montagne e po’ ci fiocca, fa i cristiani e po’ j ’accóppia.

Tutto  si realizza secondo il destino.

E’ no pezzo ch’e’ scito jo sole!

Sbrighiamoci, diamoci una mossa!

Fa jo cunto a tre castagne a riccio.

Fare i conti troppo ottimistici;  nel riccio non ci sono sempre tre  castagne, ma molto spesso ci sono anche  le cucchiarelle (aborti di castagne costituite di sola buccia).

Fa piglià aji fùrmini (appicciàti).

Mettere in fuga precipitosa con grande fracasso. Mettere in forte agitazione.

Fa’ téra pe ji cici.

Morire (concimando la terra per i ceci).

Faccia roscia, panza moscia.

Chi arrossisce per timidezza resta  digiuno.

Facéteccinne una pe’tùna.

Fatevene una per ciascuno

Fatte jo’ pórco!

Comprati  il maiale  (anziche’ il cane ), perché ti da da mangiare.

Fàttello fa sive.

Non fare stupidaggini; non fare sforzi inutili di modo che l’energia risparmiata si trasformi in sego (grasso); fai la persona seria.  Il significato della frase deriva dal fatto che chi sta calmo, senza agitarsi troppo ed inutilmente, risparmia energie e, di conseguenza ingrassa, cioè fa trasformare l’energia in sego (sive), cosa positiva in passato, in quanto una persona grassa dava l’idea della sana e robusta costituzione.

Fiocca fiocca a jo mont' 'e lla Rocca, loco se stenga e ecco non vénga.

Fiocca al monte di Roccacerro, la neve resti là e non venga qua.

Ha appiccat’ jo cappeglio.

Ha sposato una donna  ricca.

I guai della pila se gli sa jo scommareglio.

I guai della pentola li conosce il coperchio.

I pe’ Santi alla Ches’ e Casteglio.

Andare a cercare Santi nella Chiesa di Castellaffiume = cercare qualcosa nel posto sbagliato, come se si volesse chiedere l’elemosina ad un mendicante.

I te conoscio da qund’iri piro.

Tu sei una persona che non fa favori! Frase ispirata dall'aneddoto sul Santo la cui statua era stata scolpita dal legno di un pero infruttifero.

Isci bella Catarinella, ché te faccio la pappa alle cerevèlla.

Vieni fuori bella Caterinella che ti spacco la testa.

J’aseno va pe’ paglia e j’aseno se lla remagna.

L’asino trasporta la paglia e lui se la mangia. Ognuno paga le conseguenze delle proprie azioni.

J'amich' e lle pera.

L'amico delle pere (l'individuo in questione).

J'ha recazato da capo a pète.

Glene ha dette di tutti i colori.

Jo bove dice cornuto a j’àseno.

Il bue che dice cornuto all’asino

Jo' cafone 'e lla montagna che sse mbriaca alla vennegna.

Nel periodo della vendemmia molti mulattieri andavano a lavorare nelle zone vinicole per trasportare l'uva dai vigneti alle cantine. Quella era, di conseguenza, una continua occasione di ubriacature.

Jó callararo se non tegne, coce.

Il calderaro se non ti tinge ti scotta ; alcune persone in un modo o nell’atro devono fare danni.

Jo diavolo che te sse ncòlla!

Il diavolo che ti porta via!

Jo diavolo quando non tè gnente da fa se taglia l’ogna.

Invece di stare qui a dare fastidio, fai qualcosa, anche se di poca importanza.

Jo méteco pietùso, fa la piaga dolorosa.

Il medico che  si fa  impietosire dal malato,  fa infettare  la  ferita

Jo piatto rutto gira sempre pe’ casa.

Il piatto lesionato gira sempre per casa

Jo pórco satullo revoteca jo scifo.

Il maiale quando è sazio rivolta il truocolo.

Jo sacco vóto non se règge ritto.

Chi non mangia non sta in piedi, come il sacco vuoto 

La biastima gira, gira e po recasca a chi la tira.

Le maledizioni girano girano e vanno a ricadere su colui che le ha mandate

La coda è la più dura da scortecà.

La parte finale di ogni cosa è sempre  dura da realizzare

La neve dicembrina ci mette la radicina!

La neve di dicembre dura più a lungo!

La neve marsateca dura quanto no schiaffo a na nateca!

La neve di marzo dura quanto uno schiaffo sul sedere!

La pecora raccommannata se lla magna jo upe.

La pecora raccomandata se la mangia il lupo; a volte le cose  o le persone a cui si presta più attenzione vanno in malora.

La tera alla vi a de contra e la casa a jo caùto.

Un campo alla Via de Contra ed una casa al Cauto erano le cose più scomode a Petrella

La vacca fa la casa, jo bove le fonnamènta, jo po'rco c'entra e èsce, pe via de feramènta.

La vacca fa la tomaia, il bue la suola, il maiale( la cui setola veniva usata come punta dello spago), vi entra ed esce attraverso i fori fatti dal metallo della lesina.

La via è dejo Papa, chi ci piscia e chi ci caca.

La strada e di tutti ed ognuno è libero di farci quello che vuole

L'erba che non vo' a j'orto te nasce.

Ti capitano le cose che meno vorresti

J’ao metecato.

Gliele hanno suonate.

Lo sciapo non se mèteca.

Per la cretinaggine non c’è rimedio.

Mo te mèteco!

Ora te le suono!

Ma comme tesse vede Rocco!

Stai facendo delle stupidaggini; qualcuno te lo dovrebbe impedire!

Ma che té la tacca!?

Ma quanto bevi?! Hai un taglio (una tacca)  nella pancia?

Ma che te si cecato, non ci scirni?!

Ma sei cieco, non ci vedi?!

Ma mó quésso lo comm è!?

Ma che cavolo sta succedendo!? che modi sono!

Ma vatte a jètta.

Ma vai  a farti benedire

Mariabelógna fa la cazetta lónga lónga.

Maria Belogna è il nome petrellano di una farfalla (nome scientifico Amata Fhegea) dal volo lento e rettilineo. Il battito d’ali molto rapido dava l’idea dello sferruzzare di chi fa la calza.

Mbè quesso non se sùmma.

Beh, codesta cosa non si può sopportare

Me ne vedo bene.

Ne approfitto senza ritegno.

Me pare de sta a jo Camp’ ella Piètra.

Si dice, scherzando, quando si sta tra persone invalide od incidentate. Campo della Pietra è una località dei monti Simbruini sulla strada per il Santuario della S.S. Trinità, dove, nel periodo del pellegrinaggio,  si incontravano moltissimi  invalidi che domandavano l’elemosina

Morta la vacca fenita la sòcceta!

Morta la vacca, finita la società!

Me s’è fatta ‘na mela alla cazetta.

Mi si  è fatto un  buco  nel tallone del  calzino

Me ss’è messa ‘na pizza ‘n pétto.

Ho una pena terribile; ho un fortissimo timore.

Me tè fame!

Ho fame!

Me vè lo sfiatà.

Mi manca il fiato; sto provando  un’ansia fortissima. 

Me fa venì lo sfiatà.

E' di una noia mortale, mi asfissia.

Me nne  so  fatta  ‘na  pettereata.

Ho messo la roba anche  dentro la    maglietta o la camicia,  oltre  che nelle  tasche. Soprattutto refurtiva di scorribande nei frutteti. 

Me tte vojo appicca’ a ‘na recchia.

Non  voglio  portarti  appeso  come   un orecchino ,  non ti voglio.

Mo ci sse sona!

Adesso cade! ci ss’è sonato = è andato a finire per terra!

Mo fattella nzalata.

Ora la puoi gettare, non serve a nulla

Mo te sdemetto!

Ora ti distruggo!

Mucco brutto!

Faccia brutta!

Mucco de pippa!

Faccia da schiaffi!

Murite sciapo ch’è ‘no pezz ‘e campi!

Letteralmente: muori scemo, chè è da un pezzo che campi. Smettila di fare lo scemo.

Ncima allo cotto , l’acqua bollente.

Dalla padella nella brace.

Nebbia arda, Dio ci nne guarda, nebbia bassa, bon tempo lassa.

Nebbia alta Dio ci guardi, nebbia bassa buon tempo lascia.

No furc’ ‘e róbba.

Una persona molto  piccola ( il furco è l’apertura del pollice e dell’indice usati come misura le lunghezza).

No poro scallaletto!

Un uomo senza autorità in famiglia e nei confronti della moglie.

Non so pe’ j’aseni i confétti.

Non si possono dare le cose  buone  a chi non è in grado di apprezzarle.

Ma ‘n te lla poteristi  scialà!? 

Pensane un’altra migliore! Non potresti fare qualcosa di meglio?!

Non sa né de mi né de ti.

Non sa di niente,  non ha sapore.

Non fa lo sciapo

Non fare lo sciocco.

Non lo fa che te llo recacciano.

Non fare (il cretino) chè te lo affibbiano come soprannome.

Non se vénce e non se mpàtta.

Non si vince e non si impatta; si può solo perdere.

Non sente manco jo tron’ ‘e marzo.

Ha il sonno duro e non sente neppure i tuoni di marzo.

Non te pozzo summà.

Non riesco a sopportarti.

Non vo' né regge né scortecà.

Non vuoi collaborare in nessun modo.

Ognuno all'arte sé e j'upe alle pecore.

Ognuno faccia il suo mestiere come il lupo fa con le pecore.

Pezzà jo pórco.

Dividere in pezzi il maiale per fare prosciutti, salsicce ecc.

Piove e maletempo fa alle case ‘e j’atri è lo brutto sta!

Ma I póco me nne curo se te coce la pizza sotto jo cuo.

Un aneddoto racconta che in una sera rigida e piovosa, un’ospite inatteso bussò a casa di una famiglia che aveva appena tirato fuori da sotto la cenere una pizza di polenta che doveva servire come cena della famiglia. Nel timore di doverla dividere con l’ospite, la padrona, rapidamente se la mise sotto il sedere come un cuscino della sedia. Poiché la pizza era bollente  e l’ospite non accennava ad andarsene via, la padrona, guardando fuori della finestra commentò:

” Piove e male témpo fa, a casa d’atri è brutto stà”

L’ospite che aveva mangiato la foglia, e avrebbe voluto mangiare anche un po’ di pizza, rispose:

“Ma i póco me nne curo se te coce la pizza sotto jo cuo”.

Pórco peluso, lardo annascuso.

Quando il maiale ha molti peli, nasconde molto grasso.

Pure i puci téo la tosse!

Parlano anche le persone insignificanti!

Qando Pasqua ve de maggio, qando ficora fiorisce, quando mua partorisce.

Mai; cioè, quando queste tre cose non si verificano mai: quando Pasqua verrà di maggio, quando fiorirà il fico e quando una mula partorirà.

Quando camiciola mette ‘o cappéjo, vìnnite le crapi e fatte ‘o mantéjo.

Quando sulla cima di Camiciola  c’è la  neve,   vendi le capre e comprati il  mantello

Quando la recàcci la crapa daj’ órto?

Quanto ti ci vuole  per risolvere una cosa ?

Quando l'acqua vè dalle Puglia, piglia la zappa e vatte a cucuglia; quando l’acqua vè da Roma, piglia la zappa e va a lavóra.

Quando la pioggia arriva da est (direzione delle Puglie), prendi la zappa e vai a ripararti; quando viene da Roma, prendi la zappa e vai a lavorare.

Quando rannuvola ncima alla brina, acqua o neve ncima alla schina.

Quando il cielo diventa nuvoloso sopra una brinata , o piove o fiocca

Quanto te si fatto rosso!

Come ti sei  fatto grande

Quatrini e santità, la metà della metà e pó ancora la metà.

Non credere mai a quelli che dicono di essere ricchi o buoni

Quisso sa remette pure j ’ occhi aji puci.

Costui sa fare proprio tutto.

Quisso è uno fregna.

Costui è uno con le palle.

Recaccià la crapa daj’órto.

Risolvere una situazione anche se complicata.

Reccolle le deta de uno.

Raccogliere (capire in anticipo) le dita che aprirà un avversario nel giuoco della morra.

Remette le lena.

Fare provvista di legna

Resùrvila!

Muoviti! Sbrigati, datti da fare!

Rosso  e  paccuto.

Grande ma grezzo e buono a nulla.

Saccio 'no nido de glillitéglio, co du ova e 'no stangaréglio.

S’e misso tutto in chiccheri e piattini - S'è  rivestito a festa.

Saccio 'no nido de glillitéglio, co du ova e 'no stangaréglio.

Conosco un nido di scricciolo con due uova ed un bastoncino, con riferimento ai genitali dei bambini

Scàscia che te rencàscio!

Non fare complimenti, mangia pure il formaggio sulla polenta, ché te ne rimetto altro.

Se beveria pure le doghe chiorte.

Berrebbe persino quello che si ottiene strizzando le doghe della botte

Se t’acchiappo te pisto bene bè

Se ti prendo te le do di santa ragione.

Se te donco ‘no schiaffo te rammòro.

Se ti do uno schiaffo ti smorzo, ti distruggo

Se te ngennesse non lo faristi

Se (la  tua stupidità ) ti procurassero dolore, non faresti quello che stai facendo

Se vó sta bè’  ‘no mese, pigliate la moglie; se vó sta bene ‘n anno, ammazzate jo pórco; se vó sta bene sempre, fatte frate.

Se vuoi star bene un mese, prendi moglie; se vuoi star bene un anno, ammazzati il maiale; se vuoi stare bene sempre, fatti frate. 

Sfiàtate!

Che possa perdere il fiato ( si dice a chi sta gridando troppo).

Hao fatto   lo   pangrattato

 Si sono fidanzati, hanno fatto un affare

Si   fatto  a  polisce

Ti  sei  preso  tutto  quanto

Si   fatto  ravanza’   i  pezzi

Hai   fatto  avanzare  alcuni   pezzi (non l'ai saputo rimontare

So girato torno torno, lo rane mi è tutto monno.

Ho zappettato tutto intorno al campo… e il mio grano è tutto mondato; si dice riferendosi a chi fa un lavoro con molta approssimazione, come chi scopa manda la spazzatura sotto il tappeto.

Sospiri che trapassano le mura, come la subbia trapassa la sòla

Sospiri che trapassano le pareti, come la lesina trapassa la suola

Spaccà jo mmatóne

Essere più grezzo e duro di un mattone

Stà comme la cches’ e Casteglio

Non ha nulla per le mani

Sta’ a cavajo a no  pórco.

Stare in una brutta situazione.

T' a da remoccecà jo uto e jo raccio.

Te ne pemtirai ma sarà troppo tardi

Tangano si nato, tangano si remaso!

Stupido sei nato, stupido  sei rimasto!

Tangano si ito e Tangano si revenuto! (stupido sei andato e stupido sei ritornato. Questo detto deriva da un aneddoto vero di un secolo fa.
Un uomo di Petrella, soprannominato Tangano, nomignolo affibbiatogli senza dubbio a ragione, ritornava al paese dopo aver soggiornato per qualche tempo a Roma o da qualche altra parte. In prossimità del paese, per darsi un'aria di persona forestiera ed importante, pensando di non essere riconosciuto, si rivolse ad una donna di passaggio domandando: "Scusi signora, dove si va per Petrella Liri? "La donna, una di quelle con scarpe grosse e cervello fino a cui non sfuggono certe cose, non gli dette la risposta ma, scuotendo la testa, sentenziò: "Tangano si ito e Tangano si revenuto".

Tao fatto allonca’ jo cojo

Hai dovuto aspettare molto; t’hanno fatto tirare il collo.

Te  faccio  reveglià  la vermenara.

Ti faccio morire di  paura

Te fao  rattenta’   i   fianchi

Ti  danno  un sacco di botte. Letteralmente: ti fanno ritoccare massaggiando i fianchi.

Te puzzi sfiata!

Che tu possa perdere il fiato, la voce. Si dice rivolgendosi a qualcuno che strilla troppo

Te  squaglio   le   mazza.

Ti distruggo. Ti faccio tremare di paura. (Letteralmente: ti faccio sciogliere l’intestino retto, cioè, ti faccio cacare addosso dalla paura).

Te lle si appiccàte

Te le sei finite; le hai appese al chiodo; non ti funzionano più.

Te puzzi appiccia’ vivo

Che  tu possa prender fuoco da vivo! 

Te scallo le canasse.

Ti do un sacco di schiaffi.

Teneva du brave linterne.

Aveva due occhi grandi, sbarrati.

Tengo ‘no cannarózzo che più ci nne metto e più ci nne va.

Commento di Matteo "Leone" quando si faceva …qualche lampada ....bicchiere.

Tétte ca mme téngo!

Reggiti ché mi reggo! Stare in piedi per miracolo

Tira la coda ag jo cane che te caca tre pagnotte: una cruda e du cotte!

Tira la coda al cane che ti fa tre pagnotte, una cruda e due cotte. Questa era la risposta che spesso le madri davano ai figli che con troppa insistenza chiedevano da mangiare fuori pasto.

Toccà a j’avato.

Mandare avanti le pecore verso la strettoia dove il pastore le munge.  Il pastore nella sua postazione di mungitura aspettava al varco la pecora e quando gli passava vicino, nella strettoia, la bloccava con un gancio di legno sul collo e quindi la mungeva: Ad operazione terminata, la "sganciava" liberandola verso l'altro recinto, recitando, a volte i versi di qualche pastore-poeta...:  "..passa la pecorella e la 'ncavicchia  co l'ancinèllo suo fatto alla macchia;  mogne e rimogne e al fin riempie la secchia."

Tu parla quando piscia la cajina

Stai zitto, non parlare mai. Parla quando una gallina orina.

Tu si 'no cazz' 'e piro!

Tu sei poco raccomandabile

Tu si santo che non fa’ miracoli.

sei uno che non fara’ mai  un favore  a nessuno.

Tu si trovato Cristo a mete e S.Pietro a raccolle la spiga.

Tu sei stato sempre  molto fortunato

Zumpi zumpitti, calecagnitti, poco pepe, poco sale, Sant Anto' no mme fa male!

Una strofetta che recitavano i bambini ai primi del '900 prima di saltare giù, per giuoco, da piccoli muretti.

Va ettènno jo banno.

Lo va dicendo a tutti.

Va cerchenn' 'e lavorà e prega Dio de non trovà.

Cerca il lavoro ma prega Dio di non farglelo trovare.

Va cerchenno la cas’e jo Sindaco.

Va cercando guai.

Va cerchenno Maria pe Roma.

Va cercando rogne; va cercando cose impossibili.

Va piano ché ci ncappi pure la mamma! (ironico).

Cammina piano ché  ci puoi sorprendere anche la madre (Ironico : prendere gli uccellini nel nido con tutta la madre. Si dice per scuotere chi è troppo lento nei movimenti).

Vatte a refréca; vatte a refréca le renghe.

E' andato tutto in malora.

Vàttell’ a refréca.

Vai a capire dove è andata a finire; ormai è persa, irraggiungibile.

Ve po ècco.

Vieni un attimo qui.

Véttenn’ allo frisco!

Vieni qui al fresco con noi!

Véttenn’ ècco!

Vienitene qui!

Viddi cacà zia e me nne vinni fantascia.

Si dice a chi desidera ogni cosa che vede.

Zitto pe’ carità, no’ mé llo mentova’!

Zitto per favore non me ne parlare!

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