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PELLEGRINAGGIO AL SANTUARIO DELLA SS TRINITA’ 18
agosto 2006
Donne,
uomini e ragazzi, molti
giovani ed anziani, forestieri
e petrellani d’ogni
ceto e d’ogni età, nella
notte ancora fonda son
riuniti, un po’ assonnati, ben
coperti e ben calzati, per
partir verso le tre. Fernandino
e Gianni Rosci, (della
razza Giancarlone), han
riunito le persone, appiedate
o con i bus. Ecco,
è pronto già l’alfiere con
in braccio lo stendardo; qualcheduno
sta in ritardo ma
alla fine arriverà. Caricati
su due Panda pacchi,
borse e vettovaglie, giacche
a vento, sciarpe e maglie, s’incomincia
ad andar sù. Iniziando
la salita, il
percorso è illuminato; dorme
tutto il vicinato; son
passate già le tre. è
un pensiero doveroso, “dona
a loro, o Dio, il riposo, in
eterno all’aldilà”. Superato
il cimitero, ecco,
un’ombra ci intercetta, con
gran coppola e maglietta tutta
a strisce verdi e blu; il
suo viso non si nota, lì
nell’ombra tra le fronde con
il buio si confonde: Ildefonso
giunge a noi. Col
bastone e la tracolla come
un santo pellegrino, lui
si unisce nel cammino verso
Santa Trinità. Qui
finiscono le luci ma
nel buio ognuno vede, con
la torcia o con la fede, il
sentiero che si fà. Affrontando
la salita ecco,
il gruppo già si sgrana ma,
con carità cristiana, ci
si aspetta e si rivà. Il
proverbio dice: “Poco dura
il trotto del somaro”, ma
un cavallo come Alvaro spinge
il passo e avanza sù. Ecco
intanto Gabriella, (per
intenderci, la roscia), già
si sente un poco floscia poi,
però, ce la farà. Va
Secondo e tira avanti, con
un passo cadenzato, come
quando era soldato tanto
tanto tempo fa. Io
cammino e seguo Andrea che
s’è preso lo stendardo, sembra
un giovane gagliardo. Forza
classe! Io sono quà! Con
il fresco della notte la
fatica è mitigata, ma
si pensa a quanta strada c’è
da fare fin lassù. Dalla
croce della Serra ammiriamo
il panorama, ma
Ildefonso ci richiama per
pregare insieme a noi. Con
un pallido chiarore si
profila lo scenario, mentre
intonano il rosario ed
ognuno guarda giù. Dopo
tanta arrampicata, per
finir la penitenza, qui
la strada va in pendenza, si
cammina un po’ di più. Si,
però senti che arietta! Proprio
quando arrivi in cima trovi
ch’è cambiato il clima; mamma
mia che freddo fa! Dalle
macchine d’appoggio si
prelevano i giacconi, i
berretti ed i maglioni, per
coprirsi ancor di più. Tra
un Mistero, un Ave e un Gloria ecco
qui Camporotondo, tutti
dormono profondo; noi
si passa via, e si va. Sali
e scendi per la macchia, tra
le cime e tra le valli; se
non senti male ai calli, tempo
buono ci sarà. Approfittano
le donne, la
vescica è un po’ in subbuglio; vanno
in cerca di un cespuglio per
un po d’intimità. Ed
ormai la luce aumenta, e
alla fin della discesa si
presenta una distesa: Cesacotta
e lì per noi. Ora
qui si fa la sosta per
la prima colazione: si
recupera il borsone coi
panini ed il caffè. Ci
si siede sopra l’erba, o
sui sassi o sulle giacche, tra
le torte... delle vacche, tutti
in piena libertà... Oramai
è giorno fatto; tutti
ben rifocillati, camminiamo
in mezzo ai prati verdi,
sotto un cielo blu. Giunti
al Campo della Pietra, resta
ancor l’ultima sfida: una
ripida salita fino al valico lassù.
Però,
prima di affrontarla, tutto
il gruppo prega ancora, si
riposa e si rincuora, si
fa il segno, parte e va. Piano
piano, col fiatone, respirando
a bocca aperta arranchiamo
su quell’erta; complimenti
a tutti noi! Finalmente!
Ecco il parcheggio; da
qui in poi sarà discesa; ma
restiamo un po’ in attesa dell’arrivo
dei due bus. Mamma
mia le bancarelle! È
un mercato di paese! Merce
indigena e cinese, quasi
fossimo al bazar. Ecco,
arrivano i due mezzi pieni
zeppi di persone; ci
si unisce in processione per
la strada che va in giù. Tra
i salami e le caciotte tra
i quadretti e i ricordini, iniziamo
dai gradini, poi
si scende sempre più. E’
un sentiero mozzafiato, panorama
affascinante; la
vallata sottostante quasi i brividi ti dà!
Maestose,
ecco le rocce! Giù
riecheggiano le voci sopra
quelle mille croci che
la fede qui posò. Qui
gli astuti candelari fanno
appello alla credenza, con
quei ceri d’indulgenza che
tu accendi lì per lì. Poco
prima dell’arrivo, tutto
il gruppo si compone per
cantare la canzone della
Santa Trinità. E
cantando, tutti in coro piano
piano, ognuno sale quelle
sante e antiche scale che
riscendono dilà. Nella
piccola chiesetta ricavata
in roccia viva il
fedele che vi arriva guarda,
prega, passa e va. Ma
scrutando nel profondo quegli
affreschi bizantini, chi
sa quanti pellegrini han
trovato pace qua. Camminando
lentamente si
riscende giù a ritroso; e
il devoto, fiducioso spera
in chi lo esaudirà. Dopo
varie devozioni, nel
lasciare il luogo santo, si
alza al cielo il noto canto alla santa Trinità
“Viva
Viva e sempre Viva!” Canta
e prega, o pellegrino, chè
la fede del vicino quella
tua rafforzerà. ----- O
che sia per devozione o
per sport o come gita, una
volta nella vita devi
andarci pure tu. |