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GENERALITA' (VEDI ANCHE LA STORIA DI PETRELLA di Federico Tomassi)
In prossimità di Verrecchie, dove nasce il fiume Liri, inizia la valle di Nerfa che, molto stretta nella parte occidentale, si dilata nella parte meridionale e giunge fino a Capistrello. E' all'interno di questa valle che si trova Petrella Liri (1.100 m.s.l.m.) all'interno della Marsica, in Abruzzo. Il nome Petrella deriva dal latino petraeus, che significa "che nasce dalla roccia" e liri indica il fiume che lo attraversa. La caratteristica di questo paese, è la sua simbiosi con il paesaggio che la circonda. Infatti le rocce non sono state da ostacolo allo sviluppo del paese, ma ne sono parte integrante; le case sembrano delle gemme incastonate fra le pietre del monte Arunzo. Passeggiando attraverso le stradine che si snodano tortuose tra le case, si ha quasi l'impressione di vivere in un tempo lontano, dove la pace e la tranquillità facevano da padroni. Sovrasta il paese una spettacolare pineta di abeti e grandi rocce che fanno da cornice al paese che ha qualcosa di misterioso. Quasi deserta d'inverno, Petrella è popolatissima d'estate, in particolar modo nei giorni 15 e 16 agosto, giorni in cui si festeggiano i Santi protettori San Michele e San Rocco. Sovrasta il paese una spettacolare pineta costituita da abeti e grandi rocce che fanno da cornice a un paese che ha qualcosa di misterioso. Leggende popolari narrano che un tempo il paese era situato un paio di Km. circa, più in basso rispetto all'attuale posizione, all'altezza della Fonte di Santo Pietro ed era proprio qui che sorgeva un Monastero. L'aria di questo paese è forte e salubre. Il favonio non solo la rende fresca e respirabile nel periodo estivo, ma la mantiene sempre purgata da esalazioni e miasmi nocivi alla salute. Petrella, favorevole per la sua posizione, salubre per il clima temperato è ospitale oltremodo, non per gli agi moderni ma per semplicità e tranquillità.
UN PO' DI STORIA... Il nome valle di "Nerfa", cioè la valle sotto Petrella, si presume derivi dal nome del principe "Nerf", dominatore della comunità Safina dal IX al IV sec. a.c.. All'inizio del V sec a.c. nascono molti stati repubblicani tra cui, nella marsica, gli stati federali degli "AEQUI e dei MARSI". Nel frattempo, dopo le lotte tra Roma e i Marsi, la valle di Nerfa viene inserita nel territorio della colonia romana Alba Fucens "L'AGER ALBENSES". Nel 100 d.c. Traiano realizza la strada di collegamento tra Alba e Sora, Questo tratto, riconoscibile nella "TABULA PEUTINGERIANA", descrive una strada che passando per il Campo dell'Osso, si dirige verso Vallepietra, il Santuario della SS. Trinità, raggiunge attraverso i monti Simbruini, il piano di Morbano, Cappadocia, Petrella, Pagliara, il valico di Girifalco, Vallemaggiora, i Piani Palentini e la via Traiana che portava ad Alba. Le prove dell'insediamento romano hanno conferma nell'esistenza di tombe romane lungo la strada che da Petrella portava a Pagliata (nelle vicinanze della fonte di Santo Pietro) Alla fine del V sec. d.c., con l'arrivo dei Longobardi, ha fine il sistema municipale romano ed ha inizio quello feudale germanico. Nel XIII sec. d.c. nascono molti insediamenti fortificati d'altura denominati i "Castella". Nel X e XI sec. d.c., con l'arrivo dei Farfensi, ha ampia diffusione una cultura benedettina. Ne sono la prova, i ritrovamenti di tegole raffiguranti lo stemma di San Bernardino, monaco benedettino che al suo passaggio lasciava come traccia uno stemma riguardante l'effige del S.S. Sacramento. Nel XI sec. d.c. Berardo, vescovo dei Marsi viene catturato dalla famiglia Colonna. Dapprima il papa tentò la via diplomatica, ma non avendo esiti, il padre di Berardo decise di organizzare un piccolo esercito prendendo gente nella contea dei Marsi. Ma un giorno si presentò al conte un nobile, GIOVANNI da PETRELLA, imparentato con la famiglia dei Berardi. GIOVANNI espose al conte, un suo piano alternativo per liberare Berardo dalla prigionia dei Colonna con uno stratagemma, senza ricorrere ad un attacco armato contro la potente famiglia romana. Il conte, ritenendo di non aver nulla da perdere, lo lasciò fare. Fu così che giorni dopo, GIOVANNI, travestito da mendicante, si avvicinò alla guarnigione dei Colonna che teneva prigioniero nella cisterna Berardo. I soldati, quando lo videro, annoiati com'erano dal servizio di guardia, pensarono a un inaspettato passatempo. Lo chiamarono, gli buttarono qualche avanzo del rancio e cominciarono a divertirsi con lui. Grazie alla sua abilità e qualche battuta, GIOVANNI riuscì ad entrare in confidenza con i soldati. Poi non gli fu difficile accostarsi al prigioniero e a liberarlo portandolo in salvo a Roma. La zona dell'ALTA VALLE DEL LIRI è stata sempre importante poichè rappresentava il confine con lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli. E di questo ne abbiamo prova dal ritrovamento di CIPPI riportanti lo stemma di entrambi gli stati, in zona. A Petrella, un tempo, comandava la famiglia galante <<rimasta dopo la disfatta di Corradino>>. Nel palazzo di questa nobile famiglia si rinvennero << quattordici celebri pozzi, ossia trincee che in tanti rincontri hanno ammiserita di sbirri la famiglia Colonna>>. Nel 1400, l'espansione della pastorizia, porta i Colonna a istituire la Dogana pastorale utilizzando i pascoli estivi dei Monti Simbruini. In virtù di queste zone di pascolo la Marsica occidentale mostra diversi paesi in grado di fare dell'allevamento transumante un'attività stabile. A fine 1400, il regnante aragonese concesse a Fabrizio Colonna e ai suoi eredi l'investitura totale delle terre appartenute a Virgilio Orsini e devolute al regio fisco a causa della sua ribellione. Tra i possedimenti figuravano anche Petrella e Cappadocia. La seconda metà di questo secolo, segna l'inizio dell'esodo dei braccianti agricoli e dei pastori della Valle di Nerfa, verso la campagna romana e precisamente nei possedimenti degli Orsini e dei Colonna. Rinasce la vecchia strada romana che passa attraverso Corcumello, Girifalco, Petrella, Cappadocia, Vallepietra e Subiaco, strada che diventa anche meta dei pellegrinaggi alla SS. Trinità, a tutt'oggi numerosi. Prima del 1806, la famiglia Colonna possedeva il ripartimento di Cappadocia e Petrella con 1.166 abitanti per Cappadocia e 958 per Petrella. Dopo l'occupazione francese Giuseppe Bonaparte, aboliti i feudi, decise la seguente ripartizione: metà rimase al principe Colonna, mentre l'altra metà fu divisa in sei parti così ripartite: "tre parti a Cappadocia e Petrella, una parte a Verrecchie e due parti a Tagliacozzo". Verso la prima metà del 1800 a Petrella venne tolto il comune e fu portato a Cappadocia. L'antica sede si trovava in via della Torre al fianco di palazzo Troiani, in un edificio del sec. XVII fatto costruire dalla famiglia Troiani come regalo di Nozze. Il matrimonio fu un evento storico, si racconta che molte donne della servitù del principe fecero una processione lungo la strada che portava al palazzo con in testa dei cesti colmi di biancheria della sposa. A livello statistico si ricordano due forti nevicate: una nel 1852 i giorni 8 9 e 10 aprile e l'altra che dal novembre 1887, ad intervalli regolari, proseguì fino a febbraio 1888. All'ingresso del paese troviamo S. Rocco con la sua chiesa che fu costruita fuori del caseggiato come protezione contro la peste che nel 1854 interessò il paese e molti furono i morti. Da alcune lettere scritte dai sacerdoti e dal medico di Petrella si apprendono notizie di questa epidemia. Queste lettere ci informano che: "il primo caso si ebbe il 6 settembre 1854 e fu un bambino di quattro anni che visse solo dodici ore. Il secondo caso si è avuto il giorno 8 settembre e dal giorno 12 al 18 ci furono cinque decessi. L'ultimo ci fu il giorno 28 settembre. Il giorno 12 fu quello più funesto perché i malati erano molti, ma nell'atto di uscire la processione del S.S. Sacramento, il male cambiò d'aspetto e quelli che sembravano attaccati dal colera furono minacciati di una altra malattia , cui fu subito dato una dose di solfato di china e detto giorno e nel giorno seguente vi furono circa 80 malati i quali sono tutti guariti……….le donne sono più soggette degli uomini……" Dopo tale tragedia, gli abitanti si rifugiarono parte a Tagliacozzo e parte a Verrecchie (a quel tempo Vericulae) ove trasportarono la campana grande che si trova nel campanile. L'epoca di tale avvenimento non è precisata ma si presume che risalga tra il XVI e il XVII sec.. Nel 1600 Petrella contava 92 abitanti, mentre Cappadocia ne contava 85. Al censimento del 31 dicembre 1871, aveva invece la popolazione composta da 1.161 persone. Nel 1882 Petrella mediante un'istanza fatta dal consiglio comunale ottiene dal Re d'Italia Umberto I la possibilità di aggiungere al nome che già possedeva l'appellativo "LIRI" autorizzazione che giunse il 18 giugno 1882. Popolata da pastori che vivevano di caccia ed agricoltura, fu in parte distrutta dal terremoto del 1915 che colpì la regione Abruzzo. In quel tempo la piazza principale del paese era quella che oggi è denominata "Centrale" chiamata dai paesani "da Quintino" o in tempi più remoti "da Sarzetta"; di fronte a tale piazza c'era la chiesa e il cimitero. Dopo il terremoto la piazza principale (e tutt'oggi è così) è diventata quella che oggi è denominata "Vittorio Emanuele" chiamata dai paesani "da Scrocchino". La 1° guerra mondiale portò sofferenza a Petrella come dappertutto. Tutti i giovani partivano per le armi e in paese rimasero solo vecchi, donne e bambini. Racconti popolari narrano il grande coraggio di questi, mandati alla carica supportati soltanto da un fucile a baionetta ed un pugnale. Nella 2° guerra mondiale Petrella fu occupata per due volte dai tedeschi che fecero il loro quartier generale in casa Basile, un'antica e nobile famiglia del luogo che possedeva un'abitazione grande e quindi adatta allo scopo. I tedeschi occuparono tutta la casa tranne la cucina ed una stanza che venne lasciata ai proprietari. Nelle vicinanze dell'attuale fonte di Santo Pietro, fu sistemato il deposito delle armi che servivano per il rifornimento delle guarnigioni, che erano d'istanza a Montecassino. Poiché i tedeschi erano preoccupati per questo deposito e temevano imboscate da parte dei partigiani del luogo, fecero sapere attraverso la signora Teresa Basile (la quale parlava il tedesco), che se nessuno avesse fatto scherzi, quando sarebbero andati via, avrebbero lasciato il paese come l'avevano trovato. Altrimenti avrebbero messo il paese a ferro e fuoco. La signora raccontò a tutti come stavano le cose e in effetti non successe nulla. Tra gli abitanti c'era un certo "Enrico" di origine ebrea che faceva l'antiquario a Roma. Questo aveva sposato una donna di Petrella e per sfuggire alle persecuzioni, erano venuti a vivere al paese. La paura e il timore si impossessò di lui quando i tedeschi occuparono la zona, ma la signora Basile gli disse di stare tranquillo perché lei stessa lo aveva descritto ai militari come una persona di fiducia. Nessuno del paese lo denunciò e quando i tedeschi lasciarono il paese, l'uomo volle fare un regalo al popolo di Petrella, ma non potendolo fare a ognuno decise di donare alla chiesa del paese un quadro di grande valore raffigurante la S.S. Trinità. Questo quadro ora si trova al museo di Celano. Dalla metà del 1900 subì il dramma dell'emigrazione tanto da rimanere quasi disabitato. E' il caro prezzo che tutti i paesi hanno pagato, per l'avvento del progresso, quando i mestieri tradizionali cadono in disuso e gli uomini, cercano uno stile di vita migliore. Il paese ha la chiesa parrocchiale dedicata a S.Michele Arcangelo, protettore del paese insieme a S.Elisabetta; dell'altra chiesa, dedicata a S. Giovanni, non rimane alcuna traccia. Queste sono riportate nella Bolla di Clemente III: << Sancti Angeli, Sancti Joannis in Petrella>>. E nell'Elenco: <<Ab Ecclesia Sancti Angeli de Petrella grani cuppas sex>>. Recentemente è nata una nuova chiesa intitolata alla Madonna del Carmine. Attualmente, i pochi abitanti, vivono discretamente coi prodotti del proprio territorio posto a coltura, ma principalmente con quelli dei boschi. Molto attiva è la pastorizia.
(FONTI: ANDREA DI PIETRO "ORIGINI E STORIA DI TAGLIACOZZO E DINTORNI" ADELMO POLLA EDITORE)
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