GrotteCola2000
GrotteCola1
GrotteCola2

ITINERARI TURISTICO-NATURALISTICI...  di

 

Le grotte Cola (vedi la foto della gita fatta ad agosto 2000)

Questa è una escursione di una certa difficoltà, perché sia l'accesso stretto, sia l'interno della grotta richiede una notevole attenzione e preparazione.

Ma partiamo dalla storia: intorno ai 150.000/25.00 anni fa, nel paleolitico medio è attestata l'esistenza di cacciatori neandertaliani che provenienti dalla costa laziale raggiungevano i territori di caccia fucense nella stagione estiva alla ricerca di grosse prede.

E' solo col neolitico (6200-4500 anni fa) e per tutta l'età dei metalli (Eneolitico o Età del Rame ed Età del Bronzo) fino a 3000 anni fa, che le testimonianze delle presenza di genti agricole e loro relativi insediamenti nella zona dell'alto Liri e quindi anche in quella in cui sorgerà Pagliara, diventano maggiormente visibili.

Nel 1877 il famoso antropologo Giustiniano Nicolucci scopre ed esplora le grotte Cola I e II a Petrella Liri.

Il prof. Alberto Rampa in una elegante e fornita monografia intitolata "Le bellezze naturali dell'Abruzzo sconosciuto", mette in evidenza che sul monte Arunzo esiste la grotta "Cola" dove vi sono diverse gallerie ed in cui si sono rinvenuti crani e ossa di ursus splelaeus e frammenti di stoviglie, cioè vasi formati di argilla mista a granella di quarzo e fogliette di mina, di diversi colori, specie nerognoli e rossastri. Il Nicolucci precisa che il rinvenimento è di resti ossei dell'ursus spelaeus (orso delle caverne), di frammenti ceramici ed un'ascia di pietra verde neolitica. Nel 1965 Mario Radmilli intraprende una regolare campagna di scavo nelle due grotte con il ritrovamento, nella Cola I, di frammenti d'orso nelle caverne e nella Cola II, di un grosso focolare (alto cm. 40), contenenti frammenti ceramici della cultura di Ripoli, industria litica in selce ed ossidiana, alcuni strumenti ed un pendaglio in osso. "La nostra grotta Cola venne dunque utilizzata come insediamento per breve tempo, come si può dedurre dallo scarso materiale archeologico rinvenuto, da una famiglia di agricoltori; tenuto conto che le popolazioni agricole del Neolitico non abitavano le grotte, rimane ignoto il motivo di questo insediamento. Si è pensato alla possibilità che la grotta fosse stata utilizzata da una famiglia che viveva nella piana sottostante e che sarebbe stata costretta ad abbandonare il villaggio a casa dell'arrivo dei pastori neolitici" (Radmilli-1988,317). Non può essere esclusa l'area di Pagliara data la transumanza stagionale dei pastori (Irti, 1982, 20), in direzione verticale. La cultura appenninica dell'età del bronzo (Rellini, 1932) era legata esclusivamente al mondo pastorale (Pugliesi, 1959). Il Radmilli ha dimostrato che l'economia preistorica italiana era di tipo agricolo-pastorale come per le precedenti genti eneolitiche dell'età del rame.

E' certo, in ogni modo, che nel periodo compreso tra il 1400 ed il 1300 a.C., lo sviluppo della pastorizia fu notevole, dato il clima "oceanico" (caldo-umido caratterizzato da abbondanti piogge) che sicuramente favoriva lo sviluppo dii una vegetazione da pascolo. I secoli successivi al 1300 a.C., videro una nuova variazione "subcontinentale" (temperato con minori pioggie), clima che certamente portò ad un sostanziale equilibrio fra agricoltura e pastorizia con il ritorno dii un'economia mista che rimase inalterata fino al II secolo a.C. (Radmilli 1933, 111-112).

Nel santuario dell "Macerine" di Castellafiume, sito più vicino a Pagliara che a Castellafiume, sonoo stati rinvenuti materiali votivi, fittili anatomici, bronzetti di Ercole e monete che rivelano il legame al mondo del mercenariato (V e II secolo a.C.).

Durante le guerre sannitiche i Mercenari Marsi erano diretti in Campania e Lucania per essere arruolati dai Greci e Cartaginesi. L'attività di mercenari venne meno col trattato romano-cartaginese nel 241 a.C.  al termine della II guerra punica. Con esso i cartaginesi si impegnavano a non arruolare mercenari in Italia e i socii marsi dovevano prestare servizio militare a favore di Roma che "sembra in sostanza adempiere la stessa funzione demografica ed economica in precedente assolta dal mercanariato a dalle altre attività predatorie tradizionali" (Tagliamonte 1994-220). Alle "Macerine" sono state rinvenute monete "bronzee romano-campane e della serie prorata con scritta "ROMA".

 

Le grotte di Beatrice Cenci (BLOG DELLE GROTTE DI BEATRICE CENCI  (Cooperativa Le Aquile) e il complesso naturalistico turistico.

Il nome deriva dall'equivoco nato tra il nome "Petrella Liri" e il nome "Petrella Salto", luogo dove realmente avvenne la tragedia del Cenci. Beatrice (1577-1599), figlia del conte Francesco Cenci, d'accordo col fratello Giacomo e la matrigna fece uccidere il padre che l'aveva tenuta segregata. Giudicata da Clemente VIII fu decapitata.

Questa suggestiva cavità ricca di stalattiti e concrezioni ha permesso il ritrovamento di numerosi manufatti dell’età della pietra. Accanto c'è il pozzo dell'Ovidio che alcuni chiamano il pozzo dei piccioni profondo circa 25 mt., ma in pratica più che abiatato dai piccioni è abitato dai pipistrelli.

Per raggiungerla ci sono 2 possibilità: a piedi o in auto.
A piedi, partendo da Verrecchie... ms è necessario conoscere la zona e che, soprattutto saper valutare se le condizioni atmosferiche di quel periodo permettano l'ingresso; per il resto niente paura, non è tutto sommato un'impresa così difficoltosa. La grotta si trova in direzione Petrella Liri e per arrivarci bisogna camminare per un sentiero tra i boschi. Sarà una piacevole passeggiata che ci regalerà una buona dose di ossigeno e la rilassante veduta di una vegetazione rigogliosa. Nell'ultimo tratto, si lascia il sentiero principale per attraversare un prtao, qualche cespuglio ed eccoci finalmente arrivati all'ingresso della grotta.

In auto invece, è necessario dirigersi in direzione di Petrella Liri e girare, prima di arrivare al centro abitato, a destra per una strada asfaltata che in discesa, conduce proprio all'ingresso delle grotte.

Questa non è una escursione di grosse difficoltà, ma è necessaria un minimo di attrezzatura per poter camminare comodamente e per non soffrire il disagio di una temperatura più bassa e più umida dell'esterno.

Il cammino all'interno della grotta può presentarsi all'inizio, un pò scivoloso poiché l'entrata è in discesa, ma basta solo fare un pò di attenzione.Superato il primo tratto, ci si comincia ad ambientare e si verifica che una volta percorso il primo gomito, la luce del giorno, che filtra dall'entrata scompare.

A questo punto, se si prova a dirigere un fascio di luce verso le pareti e le immense volte della grotta, si scopre l'incredibile spettacolo di concrezioni calcaree e di fantastiche forme che, stalattiti e stalagmiti, possono suggerirvi.

L'immaginazione non ha limiti in questi casi e più ci si guarda attentamente intorno e più si pensa al millenario lavoro della natura e chissà... forse miliardi e miliardi di attimi, scanditi da quelle gocce d'acqua che, alternativamente, risuonano nella cavità. E se provassimo tutti a pensare a questi miracoli della natura, probabilmente non arriveremmo mai al punto di rovinare come vandali, simili sculture di calcare.

Provate ogni tanto a fermarvi ed a sentire il silenzio vero e proprio; un silenzio che sa di eternità, un silenzio talmente erto che stentereste a credere che al di fuori di quel posto ci sia il mondo, la vita... ed infine un silenzio forse salutare per le nostre orecchie ma addirittura pesante ed "assordante" per noi che viviamo la civiltà dei frastuoni.

L'unico elemento sonoro è rappresentato dal lento stillicidio dell'acqua che cade sulle forme già plasmate nel tempo e, al momento di quell'impatto, immaginando di immortalare tutto con un buon obiettivo, vedremmo la goccia scindersi magicamente magicamente in 1000 perline trasparenti. Qui tutto sembra un gioco del tempo: millesimi di secondo per catturare un movimento e secoli per vedere il compimento di una formazione.

Si tratta, tutto sommato, di una esperienza esaltante che porta soprattutto a fare delle riflessioni anche a chi è un profano in materia geologica, sull'origine delle cose, sulle epoche remote e, mentre cerchiamo di guadagnare l'uscita, per alimentare di nuovo la nostra vista con la luce del giorno, viene da pensare a coloro che tramite dei soggiorni prolungati in grotta, sono alla ricerca frenetica di tante spiegazioni e pricipalmente di una continuità tra natura e mondo interiore.

(Scritto da Loredana Coletta)

 

Le visite guidate si effettuano nel periodo estivo dalle ore 9 alle ore 13 e dalle 15 al tramonto, ogni ora. Per gruppi composti da almeno 20 persone le visite sono possibili su prenotazione in ogni giorno dell'anno. Il servizio e' organizzato in collaborazione con il Gruppo Speleologico Aquilano.

Per ulteriori informazioni si può chiamare il numero 0863/22143 - 083/414681 - 0863/25244.

Home Su I paesi intorno Come arrivarci Itinerari