CAPPADOCIA

 

UN PO' DI STORIA...

Petrella Liri, insieme a Verrecchie, fa comune a Cappadocia, un paese poco più grande che si trova a soli 2 Km. Ma vediamo di sapere qualcosa di più di questo paese... Cappadocia è  posta a 1108 m. s.l.m. All’inizio di questa valle, sostiene Paolo Marso (e non Pietro Marso come scrive Febonio) <<quel duce Marsia>> inviò una schiera di Lidi ad edificare Cappadocia, in memoria di quella omonima che si trova in Asia.

Gli abitanti di Cappadocia vivono coi frutti dei terreni posti a coltura dai quali ricavavano in parte grano in parte segala. Anche i boschi danno un buon reddito. Durante l’inverno conducono le loro greggi a svernare nella campagna romana. Il fabbricato è mediocre; il clima è assai rigido, ma l’aria che si respira è assai salutare.

Il Comune di Cappadocia, in Provincia dell'Aquila è sito a 1.150 slm e domina la valle del Liri,le cui sorgenti sono situate alle sue pendici. L'area risulta insediata già nell'età neolitica ,come testimoniano ritrovamenti e reperti indagati già nel 1877 dal Nicolucci all'interno della grotta COLA in Petrella Liri ed inoltre ritrovamenti più recenti all'interno delle Grotte di Beatrice Cenci e della grotta "LA DAMA" sita proprio al di sopra della sorgente del Liri. La zona era frequentata anche in epoca Romana e molto probabilmente si trovava in territorio " equo" e poi nell'Ager Albenses .Tracce di insediamenti Romani (mura ) e resti di ville rustiche o fattorie sono evidenti presso Petrella Liri zone di San Pietro e Fonte Nina (Quilici -Italia nostra) ove si trovano numerosi laterizi ed elementi fittili. Ma cosa più evidente e solo oggi accertata è la presenza di una struttura romana, un invaso sul fiume Liri, all'altezza dell'ex officina. Di tale invaso o sbarramento è tutt'ora ben visibile il muro in "opus cementitium"con i contrafforti e la chiusa sul fiume con grossi blocchi squadrati, scanalati verso la parte esterna. Si evince inoltre la presenza di altri blocchi che fanno presumere la presenza di un ponte romano sul Liri. Rimane il mistero della necessità dell'opera, delle finalità e di chi la utilizzasse. Sin da tale epoca la nostra è stata terra di transumanza orizzontale verso la Campagna Romana, la cui viabilità oltre cha dalla vicina Tiburtina Valeria era assicurata dal diverticolo della via Traiana che metteva in comunicazione Subiaco con Marruvium, attraversando l'alta valle della'Aniene, il monte autore (Petra Imperatoris) il Santuario della SS. Trinità , Cappadocia, Monte girifalco e scendendo poi per i piani palentini, ed Alba Fucens.(vd.Grossi). Su tale tracciato è inoltre ubicato l'antico insediamento di MORBANO che potrebbe rivelarsi un insediamento medievale su un primo"Ocres" Equo. Il territorio di Cappadocia e le sue sorgenti del Liri potrebbero, per la presenza di acqua e per la loro natura geografica di area di passaggio sulla direttrice Cassino-Valle Roveto -carsolano rivelare dei cenobi Benedettini legati al passaggio di Monaci Basiliani (VIII secolo d.c..invasione araba e persecuzione iconoclasta). Infatti i toponimi Cappadocia -San Biagio- Santa Margherita- San Tommaso sono tutti di origine Orientale e una cella dedicata a San Biagio è certa nel territorio di Castellafiume. Non si hanno notizie del luogo fino al 1.187, quando nella bolla dell'antipapa Clemente III ad ELIANO ,vescovo dei Marsi viene citata la Chiesa di San Biagio e Santa Margherita in Cappadocia e Sant'Angelo e San Giovanni in Petrella. In altro elenco di edifici di culto, addirittura precedente viene citata una Chiesa, di San Germano in Petrella Romani. (regesto delle fonti) 949-986 chcass. "l'Abate Aligerno di Montecassino concede a livello al conte dei Marsi Rainaldo il Monastero di Santa Maria di Luco con tutti i suoi possedimenti tra cui: Sancti Germani in Petrella Romani. Omnes istae ecclesia,cum universis possessionibus et pertinetiis earum mobilibus et immobilibus precito monasterio antiquitus pertinuerunt…,nonché la Chiesa di San Pietro in Petrella, 1051-1060 CHS .L'abate Umberto acquista una chiesa nella valle di Nerfa presso la Rocca di Petrella:<Acquisivit in valle nerfa ecclesiam unam, vocabolo sancti Petri,positam iuxta roccam que Petrella vocatur,cum casis,terris,vineis,libris ,paraturis,animalibus et cum omnibus bonis suis….> e di cui è noto il sito e sono evidenti tratti di murature. La zona dell'alta valle del Liri ha sempre rappresentato per i sovrani una zona di particolare importanza, essendo di confine con lo Stato pontificio. Infatti nei testi e studi sui siti fortificati e castrum di epoca mediavale (vd.Somma-saladino ed altri) vengono riportati in questa zona 4 centri fortificati, tutt'oggi evidenti: Castello Della Ceria, Rocca di Petrella-Verrecchie e Girifalco presso Pagliara. Altro sito fortificato anche se non riportato in testi, ma tutt'ora evidente è quello di Rocca Morbano, del tutto simile al Castello della Ceria. Nel medioevo l'abitato di Cappadocia si è sviluppato su un piano naturale alle falde di colle Secco,intorno al Castello, che benché non più visibile, catastalmente è ancora evidente nella sua posizione; "Castrum Cappadoci",nel 1271 è citato nell'elenco dei castelli di confine più importanti da riparare, che fece redigere Carlo I D'Angiò. Successivamente Cappadocia, ha seguito le vicende della contea dei Marsi e del Ducato di Tagliacozzo, appartenuto alle famiglie DE PONTIBUS , ORSINI ed infine ai COLONNA . L'aria è salubre e rigida con inverni lunghi e freddi. I fabbricati sopratutto in Cappadocia e Verrecchie non rivelano segni di pregio ed importanza, ne mura di difesa. Per Cappadocia, gli unici edifici degni di nota sono il Palazzo Baronale, sito sotto la Chiesa di San Biagio, con un bellissimo portale in Pietra ed immagini dei 4 evangelisti ed il convento delle suore Trinitarie. Il convento venne realizzato dalle Suore Trinitarie.

ALCUNI COSTUMI TIPICI (FINE 1700)...

 

Nel censimento del 1796 Cappadocia contava 1469 abitanti, Petrella 915 e Verrecchie 250. Gli abitanti secondo quanto riportato nel dizionario del Giustiniani " vendono latticini a Tagliacozzo, L'Aquila e nello stato Romano".La popolazione da quella data è andata scendendo di anno in anno con una costante emigrazione, che a differenza di tanti paesi Abruzzesi si è svolta solamente verso Roma. Tale motivazione va ricercata nella transumanza, nella pastorizia nell'allevamento equino e nel lavoro con gli equini che ha sempre portato i nostri antenati ad avere contatti e rapporti di lavoro con la Capitale.- Nel relievo conservato a Napoli comprendente l'introito della "Dogana e pascolo dell'erbaggio nello Stato di Tagliacozzo nell'anno 1716 viene testimoniata la presenza di 12.250 pecore e 744 cavalli per soli 5 paesi; Carsoli,Tagliacozzo,Cappadocia,Roccacerro e Petrella. Di questi animali gli ovini appartenevano al 90% alle famiglie Colonna,al cardinale Astalli ,alle principesse di Sonnino e di Zagarolo .Dei 744 equini solo 116 fanno parte delle masserie di pecore gli altri 628 appartengono a quei paesi che il relievo Napoletano definisce "Cavallari" e cioè Cappadocia-Petrella e Roccacerro.Alla dogana di Tagliacozzo transitavano anche animali di località del versante Laziale dei Simbruini quali Filettino,Subiaco Serrasecca e Vallapietra.

A livello storico nell'anno 1792, la popolazione  di Cappadocia contava 1454 abitanti; nel 1871 ne contava invece 1732.La popolazione era per la maggior parte analfabeta e fu solo dopo la nascita della scuola della SS. Trinità ad Avezzano, nel 1746, che alcune famiglie di Cappadocia, più sensibili al problema dell'istruzione delle fanciulle, compreso quale giovamento una simile istruzione avrebbe recato alla loro comunità. Decisero pertanto di invitare la madre fondatrice a realizzare anche a Cappadocia un istituto analogo a quello di Avezzano. Fu così che venne fondata dalle Suore trinitarie, la prima ed unica scuola pubblica femminile a Cappadocia. Madre Teresa affidò l'incarico a Suor Felice dello Spirito Santo e Suor Serafina del Cuore di Gesù. Era il 25 ottobre 1765. Alle suore venne assegnata una piccola abitazione e un'elemosina mensile che a stento era sufficiente al loro mantenimento. Ma la scelta di Madre Teresa fu quanto mai felice poichè le 2 religiose, con il loro alacre lavoro, seppero ben presto conquistare la fiducia e l'ammirazione delle autorità civili e religiose di Cappadocia, nonché di tutta la popolazione. Pochi anni dopo, Suor Serafina, fu trasferita a L'Aquila e Suor Felice, venne affiancata da una nuova maestra reclutata tra le prime giovani di Cappadocia conquistate dal carisma trinitario, Teresa Lilli. L'attività di Suor Felice fu frenetica, tanto da fare della scuola di Cappadocia, la comunità trinitaria più fiorente della Marsica. Già nel 1767 ella istituì la Confraternita della SS. Trinità che raccolse anche fanciulle di molti paesi vicini. E il successo fu tanto che riuscì a convincere le autorità pubbliche del paese ad ingrandire la scuola, realizzando una Casa Pia in grado di accogliere allieve anche di altri paesi della regione. Ma questo non gli bastò e progettò anche una chiesa annessa alla Casa Pia. Ciò era effettivamente necessario perchè in inverno le abbondanti nevicate e i lunghi mesi di gelo, rendevano molto difficile e pericoloso recarsi ogni giorno alla chiesa più vicina ad ascoltare la Santa Messa. La Casa Pia venne ben presto costruita, grazie anche alle elemosina del principe Lorenzo Colonna, proprietario del feudo, il quale il 29 di maggio i elargi' al Comune una elemosina di 50 ducati.

Da questa mediocrità si evidenzia PETRELLA LIRI,ove nonostante i danni del Terremoto del Gennaio 1915 ancora sono evidenti Palazzi del 17° secolo con portali,finestre e balconate importanti( Palazzo Troiani, Basile, Dei Galanti), ed un tratto di muratura della Torre rotonda.Altro edificio di pregio e la Chiesa di Sant'Egidio in Verrecchie di origine cistercense con importanti affreschi ,salvi grazie ad un importante intervento di restauro tutt'ora in corso da parte della Soprintendenza ai BAAAS di L'Aquila.- Verrecchie sembra aver avuto una unione più con il territorio Tagliacozzano che con Cappadocia e Petrella Liri,fatto provato oltre che dagli accenti dialettali simili,anche dalla presenza in entrambi i posti della Chiesa Dedicata a Sant'Egidio Abate .Altro indizio si trova nella raccolta delle decime del 1308 ove si vede unita la Chiesa di Verrecchie con quella dell'Oriente:"In episcopatu morsicano.Clerici Verecularum pro ecclesiis eiusdem loci et ecclesia S.Marie de Orienta tar.X gr.X. Altro indizio in un manoscritto del 300 presso la diocesi di Avezzano; "In subsidium caritativum Ab ecclesiis verecularum et oriendis aurei flo tres.

Fu così realizzato un notevole edificio di quattro piani composto da 48 vani divisi tra gli alloggi per le maestre e le educande e gli ambienti riservati alla scuola. Conclusa la costruzione della Casa, gli sforzi di Suor Felice si concentrarono sull'erezione della chiesa pubblica.  Ottenuto il regio assenso con decreto della Real Camera di S. Chiara del 19 giugno 1802, Suor Felice dovetto però provvedere da sola al reperimento dei fondi necessari. Senza risparmiarsi alcuna fatica o umiliazione, ella non esitò ad elemosinare ovunque il denaro necessario, tanto da spingersi personalmente fino alla Diocesi di Sora. Finalmente, grazie anche al pietoso soccorso della grande benefattrice delle Maestre Pie Trinitarie, Cateriana Gaulli Miloni, la chiesa, consacrata alla SS. Annunziata e a S. Sebastiano fu ultimata nel 1815. Tra i vari benefici ottenuti da Suor felice per la chiesa, va sottolineata la donazione del corpo di Santa Giustina Martire, giunto a Cappadocia il 16 maggio dello stesso anno. Dopo solenni cerimonie, che videro la devota partecipazione di tutta la popolazione, il corpo della Santa, composto in una ricca urna, venne deposto sotto l'Altare Maggiore. Dal 1851 al 1861, infine, la chiesa delle Suore Trinitarie fu elevata al rango di Parrocchia. Suor Felice morì in concetto di santità il 25 marzo 1825 e il suo corpo fu tumulato nella chiesa del convento. Il terremoto del 1915 lesionò gravemente l'antica Casa Pia; tuttavia le suore vi rimasero fino al 1962, anno in cui si trasferirono nell'attuale nuovo convento. Sui muri superstiti, ancora oggi è visibile, la Croce Trinitaria che la fondatrice fece incidere sulle chiavi di volta degli ingressi.

Quell'antica comunità, come ricorda una lapide commemorativa, fu un faro luminoso per la gioventù della Marsica. Da lì, il carisma trinitario si irradiò intensamente uscendo anche dai confini dell'Abruzzo. Alcune di queste comunità, a causa delle scarse risorse economiche, rimasero attive solo per pochi anni, altre invece, continuano ancora oggi l'opera di apostolato nella scuola. Ovunque le Suore Trinitarie esercitarono con zelo la virtù della carità, lasciando vivo nelle popolazioni il loro ricordo: per tutto l'ottocento e il secolo seguente una ricca messe di vocazioni, dell'uno e dell'altro sesso, andarono ad infoltire le fila della famiglia Trinitaria. Ancora oggi sono numerose le Suore e i Padri dell'Ordine della SS. Trinità originari della Marsica, in particolar modo di Avezzano e Cappadocia: anch'essi fanno parte di quei preziosi frutti nati dal fecondo seme gettato tanto tempo prima dalla Scuola Trinitaria di Madre Teresa Cucchiari.

 

La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Biagio, è servita da un curato aiutato nelle sue mansioni da un Coadjutore. Il curato ha il titolo di Prevosto. Esiste anche un’altra chiesa intitolata a S. Margherita. Queste due chiese sono così riportate nella Bolla di Clemente III: <<Sancti Blasii. Sanctae Margheritae in Cappadocia>>. E, nell’Elenco: <<Ab Ecclesia Sancti Blasii, grani cuppas sex; Ab Ecclesia Sanctae Margheritae, grani cuppas sex>>.

 

(Ringrazio Mario Ferrazza per questo e altro materiale che mi ha fornito)

 

VEDI ANCHE IL SITO di CAPPADOCIA (di Alessandro Fiorillo)

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