|
CARTOLINE DI UN TEMPO
C’era
una volta un piccolo paese, come
si vede in vecchie cartoline, con
le sue case antiche, con le chiese, con
le piazzette, gli archi e le stradine. Il
gusto e l’arte di Arnaldino e Nando ce
ne hanno immortalati tanti scorci, ma
apprezzati da pochi, come quando si
vogliono mostrar le perle ai porci. Ce
li hanno tramandati come esempi per
i giovani d’oggi, com’è giusto, e
confrontarli coi moderni scempi perpetrati
a danno del buon gusto. Là
dove c’era un orto c’è un palazzo, stile
borgata di periferia; dove
c’era un fienile c’è un terrazzo che
sembra un monumento alla follia. Qui
la cultura del cemento incombe, perché
il paese si è modernizzato, facendo
rivoltare nelle tombe i
cari capimastri del passato. Addio
vecchi selciati, addio portali, infissi
e travi di castagno eterno; addio
scale di pietra, addio canali che
sfidavate gli anni e il duro inverno. Vedo
quei tetti, ormai tutti arrossiti, ed
io provo imbarazzo insieme a loro; non
più colori morbidi e bruniti e
belli che valevano un tesoro. Guardo,
ma il mio pensiero è già fuggito, inseguendo
le ombre del passato, come
un uccello che abbandona il nido perché
qualcuno glielo ha profanato. Resto
pensoso, triste e amareggiato, come
un illuso che ricorda e sogna un
mondo che qualcuno ha cancellato o
ricoperto come una vergogna. (Gerardo Rosci) |