CARTOLINE DI UN TEMPO

 

C’era una volta un piccolo  paese,

come si vede in vecchie cartoline,

con le sue case antiche, con le chiese,

con le piazzette, gli archi e le stradine.

 

Il gusto e l’arte di Arnaldino  e Nando

ce ne hanno immortalati tanti scorci,

ma apprezzati da pochi, come quando

si vogliono mostrar le perle ai porci.

 

Ce li hanno tramandati come esempi

per  i giovani d’oggi, com’è giusto,

e confrontarli coi moderni scempi

perpetrati a danno del buon gusto.

 

Là  dove  c’era un  orto c’è un palazzo,

stile borgata di periferia;

dove c’era un fienile c’è un terrazzo

che sembra un monumento alla follia.

 

Qui la cultura del cemento incombe,

perché il paese si è modernizzato,

facendo rivoltare nelle tombe

i cari capimastri del passato.

 

Addio vecchi selciati, addio portali,

infissi e travi di castagno eterno;

addio scale di pietra, addio canali

che sfidavate gli anni e il duro inverno.

 

Vedo quei tetti, ormai tutti  arrossiti,

ed io provo imbarazzo insieme a loro;

non più colori morbidi e bruniti

e belli  che valevano un tesoro.

 

Guardo, ma  il mio  pensiero è già fuggito,

inseguendo le ombre del passato,  

come un uccello che abbandona il nido

perché qualcuno glielo ha profanato.

 

Resto pensoso, triste  e amareggiato,

come un illuso che  ricorda  e sogna

un  mondo che qualcuno ha  cancellato

o ricoperto come  una vergogna.

 

(Gerardo Rosci)

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