UN'ABBUFFATA DI MEZZA ESTATE

(agosto 2005)

Loreto prepara, da bravo fuochista

 la brace per fare una griglia  ben mista

di carne di manzo, salsicce e castrato.

Che ognuno si abbuffi e che Dio sia lodato!

 

Arriva la carne da fare  alla brace,

oppure al caldaio, secondo a chi piace;

la legna non manca, la fame nemmeno,

fra un po’ sentiremo lo stomaco pieno.

 Con pepe, con sale, con salse ed odori

Loreto condisce ed esalta i sapori

di buone bistecche, salsicce e braciole,

ma quelle che vedi non sono le sóle,

 

graticole grosse ce n’erano un paio,

e c’era la pecora dentro il caldaio,

con sale e con pepe e con rosmarino,

e bene innaffiata con olio e con vino.

 

 Da quest’altra parte si cuoce la pasta;

chè solo la carne a questi non basta.

Per chiudere bene un’ottima estate

ci vuole un bel piatto di penne rigate.

 

 Gettata la pasta nell’acqua bollente

qualcuno c’ha un dubbio: “sarà sufficiente?”

“ma certo, sicuro, c’è pure il prosciutto,

c’è pure il formaggio coi vermi,... c’è tutto!”

 

Ed eccola  pronta, l’odore è invitante,

scolata da un grosso caldaio   fumante,

condita alla svelta in un grande catino

con pepe, pancetta e  poi pecorino.

 Ma ancora non basta, sul fuoco rimasto

si getta altra roba a concludere il pasto;

per fare il finale di un pranzo coi fiocchi

si fanno alla brace un po’ di “mazzocchi”.

 Difronte a un cocomero rosso e rotondo

io dico che questi non hanno più fondo.

Qui Stefano e Lello, da bravi compari

si son sistemati così,  a piedi pari.

Fiorillo è già pieno, la roba era molta;

Barabba ha finito, si ferma ed ascolta; 

Gerardo gli esprime la grande goduria

che prova mangiando una fetta di anguria.

Loreto con Stefano, ben soddisfatti,

son già preparati a raccogliere i piatti;

Gerardo però non è ancora satollo,

di quel ben di Dio ne avrà fino al collo.

 

Si gettan gli avanzi ed infine si spiccia,

qualcuno dà fondo  a  una mezza salsiccia,

si scola quel vino che gli era avanzato;

si fuma e si parla del proprio passato.

Qualcuno racconta di quando bambino,

finita la scuola, divenne "biscino",

la vita che fecero tanti ragazzi,

lontani da casa, tra pecore e stazzi.

Qualcuno ha ricordi di guerra e di fame

oppure di muli, vetture e  legname, 

di quando decise di fare il tassista,

restando nel ramo trasporti, da autista.

è un vecchio ricordo che ormai non lo lascia:

tornando al paese, ricinge la fascia

del vecchio mularo  che mostra agli amici

la forza tenace di salde radici.

Gerardo Rosci

Home Su La festa di Petrella A‘ na vecchia arcioniera La panontella Muaro Jo scocciapignatte Stornellate Alle sorgenti del Liri La voce dei pini La polentata di fine estate Aspetto che mi metti... I lumacari Un'abbuffata di mezza... Il quattro novembre Il pellegrinaggio 2006 Il presepe vivente Un giorno da Grifone Cartoline di un tempo Le poesie più famose Le poesie amatoriali Visita al cimitero Monte Aurunzo "Quando i piccoli ... I pastori La lapide della... Una simpatica... Il mio paese... Terremoto... Un angelo